UILM PARI OPPORTUNITA’

IL LAVORO DI CURA DELLA CASA O DELLA FAMIGLIA SVOLTO DALLE DONNE

Secondo un’indagine condotta da UN Women in 22 Paesi tra Asia ed Europa le donne sono state costrette ad aumentare il loro contributo ai compiti di cura in percentuali incredibilmente elevate.

La disparità è confermata anche da un’indagine condotta in Italia, che conferma l’incremento del lavoro di cura femminile durante la pandemia, con percentuali che aprono un divario profondo tra le donne e i loro partner.

Il 68% delle donne con un partner ha dichiarato di aver dedicato più tempo ai lavori domestici rispetto ai periodi pre-Covid, mentre tra gli uomini la cifra raggiunge solo il 40%. Purtroppo però non sarà la fine della pandemia a riequilibrare la divisione dei compiti, anzi, la ripresa potrebbe comportare il rischio di un ulteriore passo indietro nell’occupazione femminile, l’aumento del peso dei compiti di cura potrebbe infatti diventare un boomerang per l’impiego delle donne.

Questa situazione ha avuto un impatto negativo anche per quanto riguarda il digital divide di genere, i cui effetti si sono manifestati nel corso dell’epoca Covid, in cui l’accesso alla rete, la disponibilità della tecnologia digitale e la sua padronanza sono diventati persino più cruciali di quanto non fossero già.

Il fatto che le donne abbiano una minore possibilità di accesso a risorse informatiche, era già noto da prima della pandemia, soprattutto per quanto riguarda i Paesi dell’Africa Sub-sahariana e alcune aree asiatiche, ma è proprio in questo frangente che ne è emersa l’ampiezza del rischio. In un momento storico in cui il digitale rappresenta il principale strumento per rapportarsi con l’esterno, in assenza dei contatti diretti e personali accantonati dalle misure anti Covid, non essere nelle condizioni di usufruirne diventa una causa di esclusione non solo culturale, sociale ed economica, ma anche sul piano della salute.

A proposito di digitale e tecnologia, un altro segnale non certo positivo viene dall’Italia, che non riguarda la criticità nell’accesso alle risorse digitali, ma di differenti opportunità sul piano della conoscenza delle tecnologie.

Mentre le capacità in ambito STEM sono sempre più centrali sul mercato del lavoro e offrono opportunità in crescita, garantire alle ragazze la stessa possibilità dei ragazzi di accedere a corsi di laurea STEM, al di là di qualsiasi stereotipo, è allo stesso tempo una necessità e un mezzo per ga- rantire una più compiuta uguaglianza di genere.

Eppure, nonostante la crescita delle iscrizioni femminili verificatasi negli ultimi anni, nell’anno accademico 2018\2019, l’ultimo di cui sono disponibili i dati, si inizia ad evidenziare un rallentamento. In altre parole, le iscrizioni dei ragazzi ai corsi di laurea in discipline scientifiche, tecnologiche, matematiche e nell’ambito dell’ingegneria sono cresciute ad un ritmo molto più elevato di quanto non sia avvenuto per le ragazze.

Negli ultimi undici mesi quindi, anche se sembra impensabile, la condizione delle donne ha subito cambiamenti improvvisi che hanno allontanato ancora di più il raggiungimento dell’uguaglianza. Basandosi sui parametri determinati dall’Agenda 2030 ONU e dal Gender Equality Index, la parità di genere è peggiorata in quasi ogni aspetto:

=> sul fronte della salute, perchè le donne hanno un maggior rischio di contrarre il Covid-19;
=> sul piano occupazionale, dal momento che nei settori più colpiti dalla crisi economica la maggior parte dei dipendenti sono donne, ma anche perchè le donne hanno contratti atipici in numero maggiore rispetto agli uomini;
=> in relazione alla divisione dei compiti familiari e all’accesso agli strumenti digitali.
=> Anche la violenza di genere ha subito un aumento drammatico, con l’incremento delle chiamate al numero antiviolenza nazionale, il 1522, pari al 73% e numeri elevati anche su base regionale.

A fronte di questa situazione si intravede un’unica via di uscita, che richiede in primis un impegno concreto del settore pubblico, ma anche collaborazione e sostegno concreti da parte dei privati: una ripresa che prenda in considerazione chiaramente la sproporzione che ha riguardato le donne, e che le possa includere nei piani per il futuro, anche attraverso una applicazione compiuta nella fase di progettazione ed implementazione delle politiche.

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