ILVA IN AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA

LA UILM NON PLAUDE ALL’IMMOBILISMO INGIUSTIFICATO DEL SEPAC REGIONE PUGLIA

La UILM non plaude affatto all’immobilismo ingiustificato dell’Organismo retto dal Dr. Leo Caroli per due ordini di ragioni, in ordine delle quali:
La prima: Nessun percorso formativo di accrescimento del bagaglio professionale per i lavoratori di ILVA in AS, è stato fattivamente presentato alle Organizzazioni sindacali e, siamo al secondo compleanno.
La seconda: Siamo fermamente convinti che la Regione Puglia, per il tramite di ciò che compete sulla formazione professionale dei lavoratori sospesi dal lavoro, ed in area di crisi, si debba concentrare a perfezionare l’offerta formativa e di sostegno economico ai lavoratori e non pseudo progetti, come i Lavori di Pubblica Utilità, poco o per nulla realizzabili; peraltro da sottoporre al competente Ministero (MISE) in ragione dello stanziamento economico necessario. Tutto ciò in perfetto contraddittorio al tavolo nazionale che di qui a poco dovrà riattivare il negoziato sul futuro dell’Ex Ilva e di migliaia di lavoratori.
Se per qualcuno la soluzione al problema, sebbene complesso, può essere rappresentata da una proposta di un congruo incentivo all’esodo o che passi per i lavori di Pubblica Utilità, senza che neppure si sia discusso il tutto all’unico tavolo competente, sappi fin da adesso he la UILM non ci sta e non permetterà lavoratori di serie A e di serie B. Il tavolo di discussione va ripreso da dove lo si è lasciato nel lontano 2018 e con un accordo tra le parti non in specchio ad accordi commerciali che dividono e calpestano una comunità intera.

Pubblichiamo integralmente la nota stampa: “Si è svolta la riunione in modalità videoconferenza con la Task force della regione Puglia, convocata quest’ oggi in merito al monitoraggio Lavoratori ILVA in AS. infatti è dal 2019 che attendiamo forme di politiche attive per questa famiglia professionale, che devono avere l’obbiettivo cardine di riqualificare le professionalità attive di ogni singolo lavoratore. Purtroppo oggi registriamo, ancora una volta, che i tempi di reazione della politica regionale (in misura di politiche attive) sono ancora intrappolate in lungaggini burocratiche, amministrative e politiche, in quanto Il catalogo formativo individuato appare, per quanto dichiarato dal Presidente della Task Force, in una fase di rimodulazione rispetto alla precedente edizione del 2019. Questa limitazione rappresenta per noi un elemento di fortissima incidenza negativa per tutti i lavoratori appartenenti ai bacini di crisi del Territorio.
Siamo, quindi, fortemente preoccupati perché gli oltre 1.600 lavoratori attualmente appartenenti al bacino di Ilva in Amministrazione Straordinaria, continuano a vivere una fase drammatica e incerta, soprattutto per le note vicende legate all’asset produttivo dell’ex Ilva. E’ giunto il tempo di fornire misure straordinarie, mai come adesso, legate alla riqualificazione delle professionalità ed all’accrescimento del bagaglio professionale dei lavoratori, che miri alla loro ricollocazione nel mondo del lavoro. Durante la riunione, dopo gli interventi da parte di FIM – FIOM – UILM, la Task force regionale, rappresentata dal presidente Leo Caroli, ha prospettato addirittura un possibile supporto dell’Organo regionale a sostegno delle rivendicazioni avanzate dalle OO.SS. che preveda la condivisione su due macro temi:
I tempi di reazione della politica mai come oggi devono essere straordinarie e risolutive e, per questo proposito, dichiariamo la riunione odierna del tutto insoddisfacente in quanto priva di fatti concreti, sebbene si sia appreso di un aggiornamento del tavolo a 30 giorni da oggi.
1) Implementazione di Politiche attive regionali (piano formativi di riqualificazione e sostegno al reddito), da noi richiesti;
2) Progetto di articolazione nazionale da sottoporre al MISE, per lo stanziamento delle opportune risorse, per l’inserimento dei lavoratori di Ilva in A.S. in LPU (lavoratori per Pubblica Utiltà), proposti dalla Task Force.
Per questo secondo punto abbiamo con vigore ribadito che le questioni vanno scisse secondo la rispettiva responsabilità, tra quanto in capo al MISE (trattativa AMI compresi lavoratori Ilva AS) e quanto in capo alla Task Force (Politiche attive del lavoro). A nostro giudizio, architettare anzitempo percorsi che vanno oltre le competenze della Task Force stessa (Accordo di programma – LPU) con proposte di Lavori di pubblica utilità da sottoporre al MISE, sarebbe azzardato, in quanto sancirebbe l’essere sordi e ciechi dinanzi alle oltre 60 vertenze in ambito territoriale, che continuano, purtroppo a produrre molte parole e pochi fatti oltre a non produrre sbocchi essenziali per nessuno, specialmente se a ragione vi è una platea infinita di oltre 1600 lavoratori.
Per FIM – FIOM – UILM, l’obbiettivo cardine è e resta la ricollocazione di questi lavoratori per quanto previsto dall’unico accordo in sede sindacale. Inoltre, le misure di sostegno al reddito per questi lavoratori da parte della Regione Puglia ed in riferimento all’offerta formativa, devono essere reattive e qualificanti nel rispetto della salvaguardia delle singole professionalità maturate da questi lavoratori, senza vertiginose articolazioni che differiscono dall’accordo del 6 settembre 2018.
A tal proposito, piuttosto che i soliti slogan acchiappa consensi, ci aspettiamo da adesso e con imme- diatezza, una formulazione formativa in materia di Politiche attive regionali che non sia contraddittoria a quanto stabilito nei precedenti percorsi (ex avviso IV), per ciò che attiene i processi industriali e che abbraccino tutte le maestranze sospese in cassa integrazione guadagni a zero ore a seguito di tavoli di crisi nazionali e/o locali.
Preoccupa la mancata individuazione soprattutto per il sistema politiche attive di puglia poiché abbiamo appreso, a distanza di due anni, che siamo ancora in un contesto di un catalogo formativo (quello del 2019) in fase di rimodulazione dal punto di vista di risorse e di individuazione dei percorsi.
E’ dal 2019 che inseguiamo politiche attive regionali per questi lavoratori (circa 1.600) e, con la riunione di oggi, oltre ai buoni propositi, scopriamo di essere di fatto ancora in una fase embrionale su piani formativi, pur comprendendo le limitazioni a causa dell’emergenza sanitaria in corso.”

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