ACCIAIERIE D’ITALIA

di | 25/06/2021

GRAVE COMMENTARE SENTENZE MA ANCOR PIU’ GRAVE CONTINUARE A NON DECIDERE

E’ giunta con qualche giorno di anticipo rispetto ala scadenza prevista dei canonici 45 giorni, la sentenza del Consiglio di Stato, sul quale il massimo Organismo di giustizia era chiamato a decidere se confermare o bocciare la sentenza del Tar di Lecce che lo scorso 13 febbraio aveva ordinato lo spegnimento in 60 giorni degli impianti dell’area a caldo del siderurgico ex Ilva di Taranto.
La sentenza del Tar Lecce di febbraio scorso aveva confermato un’ordinanza del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, di febbraio 2020 che disponeva lo stop agli impianti dell’area a caldo in 60 giorni a fronte delle fonti emissive pericolose per la salute e per l’ambiente, per quanto si legge dalla sentenza bollata 31 maggio 2021.
Dappoi, la sentenza del Tribunale amministrativo Regionale, fu immediatamente impugnata in appello da ArcelorMittal Italia, Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria degli impianti e, Invitalia in qualità di coinvestitore pubblico nella nuova società costituita.
Di seguito, la sentenza fu impugnata anche dal Ministero della Transizione ecologica. Comune di Taranto e Regione Puglia entrambi, invece nel sostenere le motivazioni cardine del contenzioso.
Questo stato di fatti aveva indotto il Consiglio di Stato, con una prima decisione, a sospendere il 12 marzo scorso la sentenza del Tar rinviando tutto all’udienza di merito del 13 maggio.
A valle della sentenza di giorno 23 giugno u.s., non è mai stato costume della UILM commentare le sentenze assunte dagli Organi della Giustizia, dunque non lo faremo neanche in questa circostanza, ma ci limitiamo a qualche considerazione verso la politica, che durante tutti questi mesi è stata ingiustificatamente silente nel non fornire l’indirizzo politico circa le linee guida per la siderurgia italiana e tarantina sulle risultanze di quello che determinasse, in un modo o nell’altro, la decisione del Consiglio di Stato, visto soprattutto il peso e le rilevanze dello stabilimento di Taranto, tra i più grandi d’Europa.
L’unica soluzione per garantire contemporaneamente il risanamento ambientale, la salute dei cittadini e dei lavoratori, l’occupazione e un futuro industriale ecosostenibile è l’accelerazione della transizione ecologica, prevedendo sin da subito un cronoprogramma di tutti gli interventi da mettere in campo. È l’ultima chance, sarebbe inaccettabile se la politica continuasse a non decidere sul futuro di oltre 15 mila lavoratori, intere comunità e un settore che deve essere ritenuto strategico per il nostro Paese. Sono finiti ogni tipo di alibi per la politica e l’azienda e non c’è più tempo da perdere, in special modo dopo la sentenza del Consiglio di Stato che di fatto ha annullato la sentenza del TAR di Lecce in previsione della paventata chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto. Ci attendiamo sviluppi immediati.