ARCELOR MITTAL

di | 16/04/2021

TRANSIZIONE ECOLOGICA: ORA O MAI PIU’

Dal Sequestro preventivo dell’area a caldo del 26 luglio del 2012 continuiamo ad assistere a continui rinvii e/o modifiche di piani industriali e ambientali che determinano una destabilizzazione nella conduzione e gestione della fabbrica.

È del tutto evidente che la situazione diventa sempre più insostenibile. Pertanto, non si può continuare a vivere in un clima di assoluta incertezza per il futuro di migliaia di lavoratori di ArcelorMittal, Ilva in AS e dell’appalto insieme alle criticità ambientali ancora irrisolte.

A questo clima di incertezza si aggiunge una gestione fallimentare della fabbrica che, oltre ai problemi di sicurezza e ad un’assenza di una seria programmazione di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, sopprime diritti sindacali determinando anche un clima di terrore tra i lavoratori. I licenziamenti immotivati dei lavoratori, incluso l’ultimo episodio, segnano una rottura difficilmente risanabile con chi cerca di reprimere il dissenso a colpi di contestazioni disciplinari. Nel frattempo, i lavoratori continuano a subire il solito ricatto occupazionale perpetrato dall’azienda che opera con l’unico obiettivo: salvaguardare il proprio profitto.

Infatti, ArcelorMittal continua ad utilizzare impropriamente la cassa integrazione in un’azienda che necessita di un serio piano straordinario di manutenzione. Tutto ciò non è realizzabile perché ArcelorMittal salvaguarda i propri interessi a discapito della sicurezza dei lavoratori e degli stessi impianti. Inoltre, troviamo incomprensibile il silenzio del Governo e della gestione commissariale – attualmente proprietaria degli impianti – che non si adopera per verificare realmente le condi- zioni in cui versa lo stabilimento siderurgico di Taranto.

Pertanto, Uilm, Fim e Fiom hanno programmato una campagna di assemblee con i lavoratori, a partire da martedì 12 aprile, per illustrare le rivendicazioni e organizzare lo sciopero del prossimo 23 aprile presso il MISE.

Per mettere fine a questa fase di assoluta confusione Fim, Fiom e Uilm chiedono:

=> No ai licenziamenti discriminatori e reintegro dei lavoratori illegittimamente licenziati. Forniremo ai Ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico un dossier dei casi che hanno visto coinvolti alcuni lavoratori;
=> Accelerazione per favorire ingresso di Invitalia necessario a garantire il processo di risanamento ambientale e la piena occupazione;
=> Individuazione di risorse economiche dedicate esclusivamente alla realizzazione di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria;
=> Introduzione di misure a salvaguardia della salute dei lavoratori e dei cittadini;
=> Corretto utilizzo della cassa integrazione;
=> Salvaguardia della clausola occupazionale per i lavoratori di Ilva in AS, così come previsto dall’accordo del 6 settembre 2018;
=> Maggiore trasparenza della gestione commissariale di Ilva in AS su bonifiche e interventi mirati alla salvaguardia degli impianti;
=> Appalto – La situazione è al limite del collasso e ArcelorMittal è responsabile di quanto sta avvenendo all’interno dello stabilimento siderurgico. Ci sono molti lavoratori che non percepiscono lo stipendio da mesi e che subiscono un continuo attacco in merito all’utilizzo del dumping contrattuale che contribuisce a comprimere salario e diritti.
=> Riconoscimento di lavori usuranti;
=> Amianto – Portare a termine lo smaltimento dell’amianto residuo in azienda in tempi celeri riconoscendo altresì, ai lavoratori ex Ilva e di appalto, i benefici previdenziali previsti per l’attuale normativa per esposizioni da amianto.

Fim, Fiom e Uilm proclamano una giornata di 24 ore di sciopero con manifestazione, per il prossimo 23 aprile, presso il MISE a ROMA. Bisogna far sentire la voce dei lavoratori, stanchi di subire anni di mancate scelte da parte dei Governi che si sono susseguiti senza mai programmare un futuro di rilancio dello stabilimento di Taranto, sia in termini ambientali che occupazionali.
Avviare da subito un confronto con le parti sociali per costruire un futuro, attraverso anche i fondi del recovery fund, e porre fine a questa estenuante vertenza ormai lunga oltre un decennio.