UILM PARI OPPORTUNITA’

di | 26/03/2021

LA VOCE DELLE DONNE METALMECCANICHE E LE DISCRIMINAZIONI DI GENERE

È diventato ormai linguaggio comune l’affermazione “uguaglianza di genere”. Per questo motivo credo sia opportuno spendere due parole sul Coordinamento delle Pari Opportunità della UILM, attivo su tutto il territorio nazionale, per comprendere le principali difficoltà di una donna lavoratrice nel settore metalmeccanico e per cercare azioni volte a migliorare la loro condizione di vita privata e lavorativa, affinché si arrivi ad una vera e propria uguaglianza.
Ovviamente la priorità è concentrata alla “NO VIOLENZA SULLE DONNE”, anche sul posto di lavoro. Bene ha fatto la UILM con il rinnovo del contratto nazionale. Significativi interventi dimostrano l’attenzione dovuta, rivisitando il concetto stesso di violenza considerata non più solo nell’atto fisico, ma includendo lo stalking e la molestia riconosciuta anche oltre le ore lavorative, comprese le minacce verbali o con qualsiasi altro strumento di comunicazione utilizzato (email, telefonate, messaggistica varia).
Inoltre una donna vittima di violenza ha diritto ad astenersi dal posto di lavoro con un congedo retribuito di 6 mesi rispetto ai 3 mesi previsti per legge.
Ma le difficoltà di una donna lavoratrice, soprattutto metalmeccanica, deve fare i conti anche con alcuni comportamenti di errato stereotipo. La prima disuguaglianza di genere è infatti proprio quella analizzata sotto l’aspetto occupazionale.
Quello meccanico è un mondo assegnato per immaginario collettivo all’essere maschile.
Le cause? Bè sarebbero innumerevoli, a partire da una distorta visione che offriamo ai nostri figli/ie già dalla tenera età, sia nel mondo scolastico che quello della famiglia, dove la madre solitamente è casalinga o comunque se lavora rientra nei ruoli canonici femminili e magari anche part time, proprio per la mole di doveri familiari che la inducono a decide di non seguire una carriera lavorativa, con una disponibilità ridotta ad un part time e/o a contratti a tempo determinato.
Ma a dire il vero capita anche spesso che la donna venga esclusa da una candidatura semplicemente perché ritenuta ancora “troppo fertile” e di conseguenza vista come un impegno fiscale aggiuntivo per eventuale futura gravidanza.
Tuttavia ammettendo che si riesca a superare queste difficoltà, la donna si ritrova a far fronte alla disparità salariale, il cosiddetto “GENDER PAY GAP”, che evidenzia il divario retributivo fra uomo e donna anche in presenza di parità di merito e/o di mansioni. Le cause? Anche qui molteplici ma che in sintesi si riduco in tre punti: 1. tasso di occupazione, 2. ore lavorate effettive, 3. paga base.

In sintesi tutto si racchiude in una cultura generale errata, soprattutto ben radicata nel mezzogiorno, che vede la donna spesso come unico assegnatario di doveri familiari, cura dei figli, o di componenti particolarmente bisognosi di delicate attenzioni.
Inoltre il nostro territorio è caratterizzato da innumerevoli disservizi principali dedicati all’ assistenza sociale (asili nido, tempo prolungato nelle scuole, strutture per anziani o disabili). Esiste anche la discriminazione multipla, proviamo ad immaginare una donna laureata di 25 anni che vive al sud. Ebbene lei si ritroverà ad affrontare tre discriminazioni contemporaneamente e cioè quella generazionale in quanto giovane, quella di genere in quanto donna e quella territoriale in quanto territorio ostile al suo inserimento nel mondo del lavoro.
Visto anche l’altissimo tasso di disoccupazione generale in cui versa, aggravato da questa terribile situazione pandemica.
La commissione europea ha dichiarato che non ci sarà sviluppo senza l’Italia cosi come non ci sarà crescita per l’Italia senza il Mezzogiorno, dove anche la donna ha il suo ruolo decisivo. Basti pensare che se ci fosse più occupazione femminile il PIL italiano si alzerebbe del 7% e ci sarebbe meno povertà infantile.
In conclusione è vero che l’occupazione femminile dipende anche da una questione culturale, ma è altrettanto vero che nel corso degli anni nulla si è fatto per migliorare la situazione generale, da parte dei governi che si sono succeduti via via discorrendo, rimanendo inconcludenti sul piano occupazionale che attanaglia la nostra amata città.
Ricordando a tutti che quando si parla della Puglia e dei metalmeccanici si parla anche di occupazione femminile, è bene prendere coscienza che le conquiste di oggi saranno l’eredità che lasceremo ai nostri figli/ie e tutte le generazioni che verranno, affinchè si comprenda che una migliore condizione di vita della donna vuol dire benessere per tutta la società, partendo appunto da una cultura di base necessaria per raggiungere una vera e propria uguaglianza di genere.