VERTENZA EX ILVA – IL PUNTO

di | 04/12/2020

NIENTE E NESSUNO IN SACRIFICIO DELL’ALTRO PATTO GENERAZIONALE PER LA VITA ED IL LAVORO

Nella fase che da qui a poco ci appresteremo ad affrontare e, diversamente da chi esprime moderato ottimismo, noi ci teniamo ad evidenziare che di moderato è rimasto poco, o addirittura nulla.

Di contro, siamo di fronte ad uno smisurato senso di angoscia che tocca la sua vetta massima, nel contesto difficilissimo e di attesa, che cittadini e lavoratori vivono in queste ore qui a Taranto e nella provincia.

Qualunque annuncio fatto dal Governo unito alle poche parole dette, ma soprattutto a quelle non dette da parte della multinazionale, visto il trascorso e il fortissimo stato di apprensione che accomuna lavoratori e cittadini, non ci permette di formulare giudizi ottimistici, neppure in minima parte, senza aver prima preso contezza di cosa in pratica rappresenti questa ulteriore intesa, che vede lo stato con un ruolo non più passivo rispetto

Ricordiamo “urbi et orbi” che nessuno scambio, in nessuna sede sarà possibile ipotizzare in ragione della messa in sicurezza degli impianti e che evidenziamo sono al di sopra di ogni ragionamento e intento. Vanno realizzati senza indugi e senza limitazione ai possibili accordi commerciali. Mentre per quanto attiene i livelli occupazionali, qualsiasi discussione andrà intavolata con la giusta premessa che la multinazionale ha ottenuto una riduzione del personale dell’ex Ilva da 14.300 a 10.700 addetti, sebbene senza esuberi strutturali, ma passando per una percorso tutt’altro che indolore.

Dopo il breve sogno (da parte dello stato) dell’accordo del 4 marzo di cui poco o nulla si è materialmente saputo e discusso, se non disinnescare gli effetti di un contenzioso legale, siamo di fronte ad un nuovo piano che prevedrebbe una risalita produttiva nel tempo con esuberi congiunturali di circa 3 mila lavoratori nei prossimi tre anni, in ciò, cancellando come un colpo di spugna, qualsiasi impegno sul personale dell’Ilva in Amministrazione straordinaria, il cui bacino occupazionale è passato dalle 2.586 unità, agli attuali 1.700, che dovevano (e devono sostiene la UILM) essere riassorbiti al raggiungimento della produzione di 8 milioni di tonnellate.

C’è qualcuno inoltre che punta tutto ed incondizionatamente, sul cosiddetto “piano Taranto”, dal potenziamento dell’Arsenale MM., all’insediamento Ferretti (ma quando?), fino alla nascita dell’ Acquario green, di cui siamo appena alla conclusione dell’assegnazione delle aree. Ancora, la nascita della “Foresta urbana” (gli alberi purtroppo non crescono alla svelta come funghi), o l’Ospedale San Cataldo, dove le ruspe hanno appena iniziato la loro opera di sbancamento delle aree. Si rifletta anche sul progetto Agromed, del quale dal 2004 si corre per appena 28 nuovi posti di lavoro, siamo come si dice in gergo marinaresco “alla fonda” e, del porto di Taranto e del suo rilancio, basta chiederlo ai circa 530 lavoratori, la stragrande maggioranza dei quali a casa, voci autorevoli si rivolse loro nel torrido e lontano luglio del 2016 con un “Restiamo fiduciosi”.

In ultimo “le bonifiche” in capo ad ILVA avviate l’ 1 agosto 2020 e il reimpiego di soli 43 lavoratori a rotazione quadrimestrale; il risultato? Cantiere fermo in attesa che si attenui la pandemia! Insomma…e chi più ne ha più ne metta. Ci mancherebbe altro, ben venga ogni azione volta a risarcire questo territorio, ed al superamento della monocultura dell’acciaio, ma attenti, perché potremo dirci “moderatamente ottimisti” allorquan- do saremo in grado di aver constatato il generarsi di posti di lavoro in più agli attuali in una realtà dove, lode ai buoni auspici, alla fine del sogno non si finisca per distinguersi come ex aequo con la 170° ed ultima provincia in termini di qualità della vita.

Tutto ciò premesso, ci aspettiamo nei prossimi giorni, durante lo svolgimento del confronto con le parti costituende il nuovo assetto societario, le immediate azioni di salvaguardia ambientale, che prosegua spedito verso il recupero del tempo perduto e, soprattutto che tutto passi attraverso la condivisione delle parti sociali, perché l’ambiente non è, e non può essere un fattore legato a soli sodalizi commerciali.

Ci aspettiamo di discutere una specifica clausola di salvaguardia che preveda la graduale ricollocazione di tutti i lavoratori, già prevista nel 2018, legata alla risalita produttiva, mantenendo nel frattempo un’adeguata integrazione alla CIGS. Oltre la tutela dei lavoratori diretti, se non ci sarà quella indiscutibile dei 1.700 in Ilva AS e dei lavoratori dell’appalto, vuol dire che, così come hanno fatto finora, continueranno a fare a meno dell’accordo sindacale, almeno per quanto riguarda la UILM.

Inoltre deve essere premessa di ragionamento il fatto che ArcelorMittal e Governo, due colossi che hanno litigato a suon di carta bollata fino a qualche mese fa annunciando per quanto attiene il Governo, la promessa di una “causa del secolo” come la definì il primo Ministro Conte in occasione della sua prima visita nello stabilimento di Taranto alla luce del deposito di un memoriale da parte di ILVA di ben 70 pagine. Mentre dal suo canto, la multinazionale si determinò nell’intenzionalità di retrocedere dal ramo d’azienda, depositando in tribunale atti bollati per una consistenza di 36 pagine, per tutta una serie di ragioni legate al mancato rispetto delle sottoscritte intese con il Governo e non solo.

In questo panorama la UILM ritiene davvero esperite tutte le formule per addivenire ad una futura intesa che non passi per le ragioni per noi fondamentali. Pretendiamo un confronto libero, senza condizionamenti e che metta al centro le questioni che vedono, purtroppo e senza beneficio per nessuno, ancora confliggere questa città. Esempio di queste ore è l’ulteriore frattura della comunità locale e del caos istituzionale su un tema all’interno del quale più che dividere è necessario ragionare mettendo un punto fermo dal quale ricostruire. La UILM si spenderà con tutta la determinazione possibile, per porre la parola fine a possibili “avventure/disavventure”, interpretazioni e strumentalizzazioni a vario titolo. Non presteremo mai il fianco al sacrificio di lavoratori in termini occupazionali e di vite umane. Ogni tassello deve andare al suo posto, diversamente, come abbiamo già detto, nessuno abbia la presunzione di immaginare che lavoratori e cittadini resteranno spettatori di un film già visto.