ARCELOR MITTAL

di | 06/11/2020

EX ILVA: RILANCIARE L‘INIZIATIVA, ROMPERE IL SILENZIO DEL GOVERNO E DI AM INVESTCO

A 24 giorni dalla scadenza (30 novembre 2020) entro cui AM InvestCo ha facoltà di recedere dal contratto di affitto previsto dall’accordo del 4 marzo, tutti tacciono. Tace il Governo, tace Arcelor Mittal, tace Invitalia: nel silenzio non è detto che “andrà tutto bene”, in particolare per i lavoratori del gruppo.

In tutti gli stabilimenti continua il ricorso alla cassaintegrazione senza soluzione di continuità, il livello di investimenti anche nella manutenzione ordinaria degli impianti si è sostanzialmente azzerato, la sicurezza sul lavoro si è ridotta.

Fim – Fiom – Uilm non intendono semplicemente assistere al finale di una vertenza a tratti surreale, non intendono rinunciare alla loro funzione di rappresentanza.

L’uscita da questa crisi drammatica dipende, oltre che da motivi sanitari, dalla prospettiva e dai messaggi positivi che si inviano ai lavoratori e al Paese. Si devono rinnovare i contratti, prevedendo incrementi salariali dignitosi, un rafforzamento delle tutele, dei diritti e la difesa di ogni posto di lavoro. Nelle situazioni di gravi difficoltà, come questa che stiamo attraversando, se le forze libere e democratiche non fanno da argine e difendono il lavoro e le conquiste ottenute negli anni, si rischia una deriva pericolosa e irreversibile.

Per questo abbiamo ritenuto rilanciare le iniziative di mobilitazione, informazione, sensibilizzazione negli stabilimenti e nei territori di riferimento, a partire dalla caratterizzazione della vertenza ArcelorMittal nello sciopero di ieri 5 novembre.

CHIEDIAMO:

=> Di rendere noto lo stato e i contenuti del confronto tra Arcelor Mittal e Governo sugli assetti societari e sul possibile ingresso di Invitalia attraverso il conferimento di capitali pubblici;

=> Di rendere noto alle organizzazioni sindacali l’annunciato nuovo piano industriale ed ambientale

CONSIDERIAMO:

=> Riferimento esclusivo l’accordo del 6 settembre 2018, sottoscritto in sede ministero dello sviluppo economico, e il mandato derivante dal voto dei lavoratori sull’accordo stesso che prevede il vincolo della piena occupazione, a partire da coloro che sono ancora in Amministrazione Straordinaria e dal piano industriale che prevedeva la ripartenza degli impianti e la risalita dei volumi fino alla piena capacità produttiva di acciaio colato.

=> Indispensabile, per il futuro della siderurgia e della manifattura in generale, salvaguardare le produzioni e le attività di trasformazione dell’acciaio in tutti gli stabilimenti ex Ilva e dell’impresa dell’indotto.

=> Imprescindibile la sostenibilità ambientale delle produzioni e la prevenzione e la sicurezza della salute all’interno degli impianti stessi;

=> Prioritario destinare ingenti risorse pubbliche, europee e nazionali, insieme agli investimenti privati, a questi obiettivi per l’insieme del settore siderurgico;

=> Assolutamente indispensabile garantire una transizione giusta ed equa che si faccia carico di tutelare il reddito dei lavoratori anche attraverso una riforma degli ammortizzatori sociali, della loro universalità e del loro grado di copertura rispetto al salario.