CASSA INTEGRAZIONE COVID-19

di | 31/07/2020

MONITORAGGIO PERIODO APRILE – MAGGIO – GIUGNO 2020

Nel II trimestre di quest’anno, in pieno lockdown e nel primo mese di graduale riapertura di tutte le attività produttive, il sistema degli ammortizzatori è riuscito a salvaguardare una media di 4,1 milioni di lavoratrici e lavoratori a zero ore, con un ammontare di ore autorizzate nel trimestre pari a 2,1 miliardi.
Quando parliamo di ore autorizzate, è bene precisarlo, ci riferiamo solamente a quelle accolte dall’Inps, quindi al netto di un reale ed aggiornato tiraggio che a più riprese e senza risposta abbiamo richiesto. Quest’ultimo, infatti, ci permetterebbe di comprendere sia quante ore di cassa integrazione sono state “effettivamente” utilizzate dalle aziende fino ad ora, sia di capire se “in cassa” vi sono ancora e a quanto ammontano le risorse destinate alla cassa integrazione Covid-19, soprattutto ai fini della proroga della stessa fino alla scadenza dell’anno in corso come da nostra proposta.
Il monitoraggio dei dati Inps, da parte della nostra Organizzazione, ci mostra nel mese di giugno un dimezzamento delle ore di cassa integrazione autorizzate (pari a circa 409 milioni) rispetto ad aprile (835 milioni di ore) e maggio (849 milioni di ore). La possibilità di riapertura di tutte le attività nel mese di giugno, ha logicamente prodotto minori richieste di ore da parte delle aziende rispetto al bimestre precedente caratterizzato dal lockdown.
Cumulando i dati dei tre mesi, raggiungiamo 2,1 miliardi di ore autorizzate di cui la metà assorbito dalla cassa integrazione ordinaria (1,1 miliardi di ore), 631 milioni dai Fondi di Solidarietà presso l’Inps e 390 milioni di ore dalla cassa integrazione in deroga.
Il Nord ha assorbito in 3 mesi il 62,8% delle ore autorizzate, pari a 1,3 miliardi di ore, seguito dal Mezzogiorno con 398 milioni di ore e dal Centro con 381 milioni di ore.
Tra le Regioni la sola Lombardia ha visto autorizzarsi un quarto delle ore nazionali (527 milioni di ore), seguita dal Veneto con 257 milioni di ore e dall’Emilia Romagna con circa 215 milioni di ore. Nella lunga crisi iniziata nel 2008, l’anno con la più alta richiesta di cassa integrazione è stato il 2010 e dal confronto del II trimestre di quell’anno con quello del 2020, si segnala come l’emergenza Covid-19 abbia prodotto un aumento del 529,2% di ore autorizzate di cassa integrazione. In valori assoluti la forbice di ore è pari a oltre 1,7 miliardi e ciò ci fa capire la portata della crisi in atto. Lo spaccato per settori produttivi, mostra quali aziende, ma anche quale tipo di occupazione dipendente, è stata maggiormente interessata dagli ammortizzatori sociali e, per quanto riguarda lavoratrici e lavoratori, da una riduzione del reddito da lavoro.
Tra i tanti settori, quelli a cui sono state autorizzate oltre 100 milioni di ore di cassa integrazione in 3 mesi sono: il commercio all’ingrosso e al dettaglio che assorbe il maggior numero di ore di integrazione salariale (circa 336 milioni), seguito dalle attività immobiliari-noleggio-informatica -ricerca-servizi alle imprese con un ammontare di ore pari a circa 237 milioni, gli alberghi e ristoranti con oltre 213 milioni di ore, fabbricazione di macchine con circa 204 milioni di ore, la metallurgia con 191 milioni di ore, le costruzioni con 183 milioni di ore, e trasporti-magazzinaggio-comunicazioni con 129 milioni di ore. E’ chiaro che questa crisi porterà con sé conseguenze molto peggiori di quelle che abbiamo purtroppo vissuto con la precedente, ma i dati ci dicono che la tenuta occupazionale può esserci se si adottano le giuste misure e si mettono in campo tutti gli strumenti necessari per dare una risposta tempestiva all’emergenza.
La necessità di prolungare la vigenza della cassa integrazione fino alla fine dell’anno, monitorando costantemente gli effetti del Covid-19 sia sul versante sanitario, ma anche occupazionale, permetterà di arrivare alla fine di questa brutta avventura con meno perdite possibili.

Ribadiamo, però, che occorre anche mantenere fermo il blocco dei licenziamenti per motivi oggettivi contestualizzandolo al periodo di vigenza degli ammortizzatori sociali. Il venir meno del divieto di licenziamento, attualmente rischierebbe di produrre effetti devastanti nel mercato del lavoro.

Siamo consapevoli che per affrontare tutte queste e le altre necessarie misure, occorrono ingenti risorse economiche che permettano di arginare la disoccupazione e dare ossigeno alle imprese per un loro rilancio, ma le risorse in campo ci sono, sia nazionali che europee. Occorre metterle in campo in maniera immediata e veloce con il contributo ed il coinvolgimento attivo delle Parti Sociali.