EMERGENZA VENTO E SPOLVERIO CIRCOSTANTE

di | 10/07/2020

INACCETTABILE: SERVE COSTANTE VERIFICA, ADEGUAMENTO CONTINUO, INNOVAZIONE E STRETTA VIGILANZA DI PARI AI MUTAMENTI CLIMATICI

Un’altra triste giornata per Taranto e la Comunità tutta, quella di Sabato 4 luglio, giornata da ricordare tristemente, dove la natura con la sua forza ha ancora messo a nudo la necessità di profondere ogni sforzo possibile ed immaginabile per contenere gli effetti dello spolverio circostante, che, in nessun caso può trovare giustificazione, da qualunque parte esso provenga.
Questa bruttissima giornata, fa il paio con una delle peggiori che si ricordi per l’inquinamento, quella del 23 ottobre 2017, giornata in cui la forza devastatrice del vento oscurò letteralmente il cielo del rione Tamburi gettando nello sconforto più totale tutta la cittadinanza ed i lavoratori. Attendendo l’esito degli accertamenti in corso da parte dell’Autorità preposta, cui spetta il compito di fare piena luce su quanto accaduto e su- gli eventuali reati di varia natura, ove accertati; diverse sono le ipotesi al vaglio degli in- quirenti sul piano della responsabilità del luogo/i che abbiano dato linfa alla nube di polvere, ivi compresa un’area interna allo stabilimento siderurgico, precisamente il parco “OMO”, uno dei depositi minori di materia prima polverulenta nel quale giace la miscela mineraria “omogenizzata” da cui nasce l’acronimo OMO.
Detto deposito, è attualmente privo di copertura per i riflessi dell’Autorizzazione Integrata Ambientale che ne disciplina la copertura entro il 2023, assegnando priorità alla copertura dei parchi maggiori (primari, secondari, minerale, fossile e parchi calcare).
Va inoltre sottolineato che, la copertura dei parchi minerari era ed è una misura senza della quale sarebbe stato impensabile discutere di altro e, senza della quale gli effetti del forte vento sicuramente avrebbero prodotto maggiori ed imprevedibili conseguenze.
Negli anni dell’industrializzazione, in cui si è tenuta poca cura del territorio, si sono prodotti anche disagi sociali con particolare riferimento alla limitazione della sostenibilità ambientale, da qui, la forte determinazione e motivazione per la nostra organizzazione di lottare ed ostacolare le miopi scelte aziendali e della politica del passato, ponendosi manife- statamente contraria a soluzioni preconfezionate come per esempio gli accordi di programma tra i vari soggetti istituzionali in ambito territoriale e non.
Da sempre quella della realizzazione della copertura dei parchi minerali, può dunque definirsi una vera e propria lotta che ha visto confliggere in nostro sindacato da una parte e azienda e Governo dall’altra. La legge ha poi normato l’attuazione di ciò, per quanto attiene i parchi maggiori) attraverso la costruzione di strutture della lunghezza di circa mt. 700 larghe mt. 254 ed alte circa mt. 80 per una area di circa 70 ettari (28 campi da calcio). Significative le lotte anche per i tempi per la realizzazione delle opere, che sono stati imposti dal DPCM del 27 settembre 2017, i quali furono inizialmente fissati al 23 agosto 2023, dappoi anticipati entro il 2020, dunque con circa tre anni di anticipo rispetto ai termini indicati dalla legge. La realizzazione anzitempo della copertura dei parchi carbonili, come si ricorderà, ha da sempre rappresentato uno dei pilastri principali mentre la trattativa (l’unica che riconosciamo) tra AmInvesco – Sindacati era in corso, forti della consapevolezza e che i lavori previsti per la loro prima realizzazione, dopo le conseguenze del drammatico 2012, dovevano essere ultimati già nel lontano 2015. In seguito, l’ulteriore intervento legislativo ne dispose l’avvio effettivo del cantiere di costruzione entro il 30 settembre 2018. Il costo complessivo delle opere è di circa 365 milioni di euro ed è attualmente sostenuto da Ilva in Amministrazione Straordinaria.
Naturalmente, i cambiamenti climatici che ci espongono purtroppo puntualmente ad eventi improvvisi e difficilmente prevedibili, come le trombe d’aria appunto, contrariamente ai “wind days”, queste ultime impongono la massima soglia di attenzione, la costante verifica ed adeguamento delle misure unita alla continua innovazione possibile tesa a minimizzare fino ad annullare, ove possibile, il rischio per la salute e l’incolumità di lavoratori e abitanti.