ARCELOR MITTAL – COSI’ NON VA!

di | 14/02/2020

E’ d’obbligo continuare a tenere la questione ArcelorMittal con il massimo dell’attenzione, in quanto, così come denunciato dalla nostra organizzazione e comunicato al Governo, la UILM non intende continuare ad assistere da spettatore alla trattativa in corso tra ArcelorMittal e Governo per dare un futuro al complesso aziendale ex Ilva.

Tutti questi mesi, ed in particolar modo le ultime settimane, restano teatro di varie scuole di pensiero, partendo dalla vera e propria contesa tra multinazionale e Governo che in assordante silenzio, mirano a creare un modello incondivisibile e strano. Un modello in cui, società civile e mondo del lavoro, ormai indelebilmente segnati dall’incapacità politica, qualcuno immagina possano entrambi ancora continuare subire passivamente formule di esperimenti a vario titolo su una vertenza, quella di Taranto, che tiene asserragliati oltre ai lavoratori, tutta una Comunità intera.

Quando abbiamo sottoscritto l’accordo del 6 settembre del 2018, lo abbiamo fatto con un’unica consapevolezza, quello di disinnescare i fendenti al processo di ambientalizzazione ed ai lavoratori contenuti nel contratto per la cessione degli asset di Ilva tra Commissari e ArcelorMittal sottoscritto il 28 giugno 2017. Infatti, può essere dimenticato che una specifica clausola (Art 7 – pag. 41) contenuta all’interno del con-tratto, prevedeva fossero 10000 il numero complessivo degli occupati; come non può essere dimenticato l’Art. 29 a pag. 86 del contratto che assegnava un “risarcimento” per ogni singolo licenziamento pari a 150 mila euro.

Negligenza e visioni distorte uniti al fatalismo di buona parte della classe politica, continuano a far permanere il forte e preoccupante clima di incertezza unito al serpeggiante clima di sfiducia tra la Comunità tarantina, condizione questa che pone obbligo morale e non solo, a tutte le parti di agire, ora e per sempre. Nonostante le rassicurazioni fornite dalla Multinazionale, attraverso il lavoro svolto da RSU ed RLS all’interno della fabbrica, resta tangibile la condizione all’interno dell’azienda che ci consegna la realtà di mancanza perfino di beni primari nonchè di ricambi e viene parzialmente portato avanti il piano ambientale, con tutti i rischi conseguenti a persone e cose. Inoltre, da quanto è trapelato nei giorni scorsi, appare fortemente preoccupante un accordo tra le parti trattanti che possa prevedere una strategia di uscita per la multinazionale per novembre, definita “exit strategy”, ma che null’altro è che il fattivo disimpegno annunciato da ArcelorMittal. Se c’è davvero questa ipotesi, se fa addirittura parte di un accordo, allora è meglio che il tema venga affrontato adesso, sarebbe inutile posticiparlo, altrimenti la situa-zione rischierebbe di diventare drammatica. Se ArcelorMittal conferma l’intenzionalità a restare, allora deve immediatamente intraprendere gli investimenti, se contrariamente a ciò, gli viene offerta la possibilità da qui a ovembre 2020 di fuoriuscire pagando una piccola penale, è chiaro che la multinazionale in questo lasso di tempo, poco o nulla farà, per le migliorare le condi-zioni interne ed esterne alla fabbrica, con conseguenze immaginabili, e per noi inammissibili.

In uno stabilimento come quello di Taranto, non si può permettere questo illogico fare, come anche la tanto declamata decarbonizzazione che, una volta per tutte ed ove percorribile, va decisa per garantire un futuro diverso alla siderurgia, ma che da sola non basta in quanto l’occupazione come l’ambiente, all’interno dei vari ragionamenti, resta uno dei temi su cui la UILM non farà sconti a nessuno.